Percorsi individualizzati e sostegno ai genitori

Si tratta di di interventi molto diversificati e complessi per i quali occorre agire sia sulla persona con disabilità e sia sui familiari, intervenendo contemporaneamente su più tematiche (educativa, relazionale, di mediazione familiare, giuridica, ecc.).

In questo contesto spesso accade che gli enti “tradizionali” facciano fatica ad offrire risposte efficaci, perché le necessità esulano dallo specifico di una singola disciplina o dalle competenze di un singolo ente. 

L’intervento della Fondazione presuppone alcune fasi operative:

  • Ascolto e analisi delle problematiche (dei familiari, della persona con disabilità, del contesto)
  • Definizione delle azioni opportune e delle professionalità necessarie
  • Valutazione delle strategie più idonee
  • Condivisione delle iniziative con i familiari e, se possibile, con i referenti dell’ente pubblico di riferimento. Valutazioni di possibili sinergie o partnership con altri enti
  •  Avvio degli interventi programmati: nel caso di progetti educativi l’andamento viene accuratamente monitorato nella fase iniziale e a volte anche ri-progettato in corso d’opera. 
La fase di avvio è sempre molto delicata e vede un costante coinvolgimento dei familiari, che spesso ne diventano anche i destinatari.


Il gruppo di supporto alle mamme

A gennaio 2018 è nato “Il gruppo delle mamme indomite”, un gruppo di mamme che si riunisce il lunedì, a cadenza quindicinale presso la sede della Fondazione.

Il gruppo, condotto da Tiziana Roppoli, coordinatrice pedagogica della Fondazione Dopo di Noi  e mediatrice familiare  sistemica, è nato per affrontare i vissuti emotivi dei genitori, che tendono ad atteggiamenti protettivi o neganti verso il figlio e che a volte ostacolano inconsciamente il percorso graduale di separazione.

Il ruolo della coordinatrice è quello di favorire la comunicazione e la negoziazione di soluzioni condivisibili dall’intero gruppo, cogliendo gli stimoli dei singoli.

Le mamme che partecipano al gruppo condividono l'obiettivo di poter progettare con la Fondazione una “convivenza abitativa protetta” per i propri figli con disabilità,  che tenga conto delle abitudini , dei vissuti e delle risorse che, nel corso degli anni,  hanno individuato per rendere migliore la vita del loro figlio.

 



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